“Quando ho vinto il concorso non ci potevo credere, mi sono chiusa nel bagno dell’ufficio e ho cominciato a esultare sottovoce.”

Claudia Tizzoni, 28 anni, esattamente un anno fa, il 15 marzo 2011 ha vinto il concorso indetto dalla HRS, che metteva in palio un anno in un albergo della loro rete, in centro a Milano. Tutto è cominciato in una giornata di pioggia, in una macchina con i tergicristalli rotti. “Non potevo andare da nessuna parte sotto quell’acquazzone, non riuscivo a vedere niente, così mi sono fermata e ho aspettato che smettesse. Ascoltavo la radio e proprio in quel momento hanno passato la pubblicità di quel concorso, in palio un anno di affitto pagato.” Dopo quattro anni di case condivise, liti per fare le pulizie, e notti passate sul divano di Ikea quel messaggio sembrava perfetto per lei.  Bloccata in macchina sotto l’acquazzone ha cominciato a scrivere le sue motivazioni. “SE VIVESSI IN ALBERGO…. mi farei svegliare tutte le mattina da una voce gentile. Dormirei in un letto più comodo. Avrei un bagno tutto per me. Occuperei finalmente un armadio intero. Non dovrei cercarmi la mia prossima casa in affitto. Tutte le mattine non ci crederei. Non rimarrei mai senza carta igienica. Lavorerei per la mia indipendenza e non solo per il mio affitto.” Con queste e altre motivazioni Claudia ha ricevuto più di 11.400 preferenze. I voti di quelli che come lei, se potessero esprimere un desiderio, chiederebbero una stanza tutta per sé.

“Un anno in albergo mi ha fatto scoprire il senso del tempo libero. Ho recuperato energie economiche e soprattutto mentali.” Fino ad un anno fa, dopo il lavoro, un po’ come tutti, Claudia dedicava il suo tempo a sistemare la casa e spesso a fare lavoretti extra per pagare le spese delle bollette. “L’esperienza di un anno in un albergo ha avuto delle sfaccettature da film, tornare a casa e trovare sempre il letto rifatto per esempio. Cenare al ristorante ogni sera con i nuovi ospiti e spesso finirci a chiacchierare insieme.” Claudia che nella vita è ingegnere energetico, e si occupa di trasporto e stoccaggio dei gas, in quest’anno di riposo ha potuto dedicarsi alla passione, un hobby direbbero tutti. Solo che la sua passione si chiama ingegneria biomedica. “Ho approfittato del tempo che sapevo avrei avuto per ottenere un open stage al Centro di Ricerche Europeo e realizzare una ricerca sperimentale sull’approvvigionamento energetico del cuore artificiale. Sembrerò folle, ma era il sogno che rimandavo perché non avevo il tempo e la tranquillità necessari per immergermi nella ricerca.”

A maggio discuterà la sua promettente tesi, e forse chissà, il suo prototipo entrerà in produzione. E pensare che non avrebbe fatto niente se avesse dovuto pagare l’affitto.

Questa notizia mi ha ispirato anche la scrittura di un racconto di fiction, pubblicato su Confidenze e che trovare sul qui

Articolo pubblicato su Corriere della Sera – La Nuvola del lavoro